Evasioni dal carcere in Italia: cause e strutture dei carceri*

*Articolo realizzato da Isabel Chirivì, nell'ambito del Progetto "Crescere informando", presentato da Camera a sud APS e finanziato dalla Regione Puglia, a valere sull'Avviso Pubblico “BELLEZZA E LEGALITÀ PER UNA PUGLIA LIBERA DALLE MAFIE” – POR PUGLIA 2014-2020 Asse IX.


Diverse sono state nel tempo le evasioni dal carcere in Italia. Alcune hanno colpito anche per le modalità che sono state utilizzate, per poter essere messe in atto. Si tratta di episodi particolari, di cui la cronaca ha parlato molto e che hanno colpito l’opinione pubblica, perché, seppure non sono frequenti, rappresentano delle vicende che suscitano sempre un certo scalpore. In certi casi sono evasi anche dei killer, ritenuti pericolosi.


Ci si chiede se il tutto sia da imputare a delle falle nel sistema di sicurezza oppure se veramente questi detenuti sono così organizzati, da riuscire a mettere a punto, in modo illecito, la riconquista della libertà. 


Non sempre le forze dell’ordine sono riuscite a ricatturare i detenuti scappati dal carcere. Tutto ciò rende ancora più inquietanti queste vicende.


GIAMPIERO CATTINI E SERGIO DI PAOLO – Giampiero Cattini e Sergio Di Paolo, rispettivamente di 42 e 35 anni, si trovavano in cella nel carcere di Roma per reati legati alla droga. Evasi utilizzando delle lenzuola, con le quali si sono calati oltre il muro di cinta. Per arrivare a questo hanno segato le sbarre della propria cella con una lima. All’interno del carcere hanno lasciato perfino un biglietto di scuse alla direttrice: «Ci scusiamo, la nostra permanenza ci ha portato a comportamenti scorretti scrivono – ma in questo percorso abbiamo trovato persone speciali».


Nonostante la finestra fosse a 7 metri da terra, Cattini e Di Palo hanno usato le grate delle altre celle come scalini, portandosi dietro le lenzuola annodate, a cui hanno applicato un gancio di ferro a un capo. Hanno segato i tondini di ferro (di circa 12 mm di diametro) utilizzando una lima; hanno lanciato l’arpione sul muro di cinta, alto 5 metri ma privo di allarme antiscavalco, si sono arrampicati e sono saltati giù. L’allarme è scattato pochi minuti prima della mezzanotte e si è scatenato l’inferno. Posti di blocco ovunque. Controllati gli ingressi delle autostrade e del Grande Raccordo Anulare. Nonostante l’oscurità si è levato in volo anche un elicottero delle forze dell’ordine che ha perlustrato la zona attorno al carcere. I due detenuti evasi non erano armati, a meno che non vi fossero dei complici ad attenderli. Squadre di investigatori si sono dirette verso le abitazioni dei famigliari dei due evasi per interrogarli.


RENATO VALANZASCA-Renato Vallanzasca è stato ritenuto a capo della banda della Comasina, che operava nel milanese. Il suo caso si distingue dagli altri, perché ha tentato di evadere diverse volte. La prima volta nel 1972. Vallanzasca si era iniettato per via endovenosa delle urine, aveva ingerito delle uova marceinalando gas propano, con l'intento di essere conseguentemente ricoverato in ospedale. Per questo era stato ricoverato in ospedale ed era riuscito a corrompere una guardia e in questo modo a fuggire. Ripreso, tenta una nuova evasione nel 1980. Si trovava nel carcere di San Vittore. Misteriosamente, insieme ad altri due detenuti, riesce ad avere una pistola, con la quale si fa strada. Uscito dal carcere, ne consegue una sparatoria per le vie di Milano, ma viene ricatturato. Nel 1987 è scappato nuovamente attraverso un oblò del traghetto che da Genova avrebbe dovuto portarlo al carcere di Nuoro in Sardegna.


Il primo arresto, avvenne dopo due rapine a supermercati il 15 gennaio e il 14 febbraio viene arrestato insieme al fratello minore Roberto.


GRAZIANO MESINA-- i tentativi sono stati ben 22. Fra questi soltanto circa 10 sono andati a buon fine. Come: la fuga da una toilette di un treno in corsa, quella dall’ospedale S. Francesco di Nuoro, calandosi lungo un tubo dell’acqua e poi quella compiuta a Sassari, quando, insieme ad un giovane spagnolo disertore della legione straniera, scalò il muro del carcere alto 7 metri. Tutti gli episodi sono avvenuti negli anni ’60.


In quarta elementare, prese a pietrate il maestro e dovette lasciare la scuola per andare in campagna come servo pastore, come già i fratelli. Mesina subisce il primo arresto nel 1956 all'età di 14 anni per porto d'armi abusivo essendo stato trovato in possesso di un fucile calibro 16 rubato.


Molte volte è tornato in diversi carceri. Nel maggio del 1960 venne arrestato nuovamente per aver sparato in luogo pubblico. Riuscì ad evadere, ma ciò influenzò la sua condanna aggiungendo un mese ad essa. Dal carcere di Nuoro fu inviato al Tribunale di Sassari per rispondere di un tentato omicidio. Il 6 settembre riuscì a evadere dopo essersi fatto ricoverare nell'ospedale San Francesco di Nuoro, scavalcando il davanzale di una finestra e calandosi lungo un tubo dell'acqua nel quale rimase nascosto per tre giorni.


Il 12 dicembre 2016 viene condannato a 30 anni di reclusione dal tribunale di Cagliari. Il 7 giugno 2019 viene tuttavia scarcerato per decorrenza dei termini. La Cassazione rigetta il ricorso del legale, ma il 2 luglio 2020, i carabinieri recatisi presso l'abitazione dell'uomo per notificare il verdetto e ricondurlo in carcere non trovano nessuno. Mesina, a 78 anni, è nuovamente latitante. A inizio febbraio 2021 viene inserito dal Ministero dell'Interno nell'elenco dei latitanti di massima pericolosità. Nella notte tra il 17 e il 18 dicembre 2021, durante un'azione coordinata del ROS e del GIS dei Carabinieri, viene trovato in un'abitazione di Desulo e ricondotto nel carcere di Badu 'e Carros.


Foto copertina: Arresto di Roberto Vallanzasca, fratello minore di Renato, 29 febbraio 1972.

Diventa il primo a commentare