Chi non si adatta è fuori! – parte prima

Prima puntata de "La guida marxista alla quarta rivoluzione industriale: competenze digitali elementari per la lotta di classe."

 

Con questa prima puntata, iniziamo una serie più o meno lunga sulla trattazione del digitale, dalle rivoluzioni tecnologiche del passato sino ai giorni nostri. L’educazione e la conoscenza di tali materie forniscono strumenti fondamentali per comprendere il nostro odierno mondo, tutto incentrato, appunto, su computer, smartphone, dati e sviluppo di macchine intelligenti. Lo stesso incipit del titolo spiega la modalità di trattazione e il suo divenire, lo sguardo realistico e materialistico, anche delle implicazioni sul potere politico e sul sociale, del mondo digitale.

 

Bene, allora, allacciate le cinture e tenetevi forte!

 

La "digitalizzazione", volgarmente intesa, è un trend tecnologico che sta dando nuova forma e nuovi assetti organizzativi a tutti i comparti produttivi di beni e servizi. Questo trend è scatenato da vari fattori, ma il principale è legato al modo in cui abbiamo costruito la nostra società dal secondo dopoguerra in poi.

 

Dal “nuovo mondo” post bellico, le infrastrutture umane hanno avvertito la necessità di aumentare le possibilità di controllo su processi estesi a dimensioni con scala sempre più crescente, e la comunicazione militare ha avuto la necessità di rendersi più efficace, più onnipresente e più sicura. Nel tempo, abbiamo implementato perciò dei sistemi a guida software che hanno prodotto infrastrutture sempre attive che mandano avanti la baracca.

 

Tutto ciò che riguarda la quarta rivoluzione industriale riguarda qualche tipo di considerazione intorno al modo in cui il software può dare struttura a nuovi processi o a come può riorganizzare processi già esistenti.

 

Un po' di glossario direttamente dal Gartner per l'IT, come coordinate linguistiche e concettuali:

- "La digitalizzazione (digitization) è il processo di cambiamento dalla forma analogica a quella digitale [...]. Detto in un altro modo, la digitalizzazione prende un processo analogico e lo cambia in una forma digitale senza alcun cambiamento in natura al processo stesso."

 (Ovvero, ti permette di produrre dati digitali e di operare automazioni su di essi)

 

- "La digitalizzazione (digitalization) è l'uso delle tecnologie digitali per cambiare un modello di business e fornire nuove opportunità di reddito e di produzione di valore; è il processo di passaggio a un business digitale".

(Insomma, ti fa risparmiare!)

 

- "La trasformazione digitale (digital transformation) può riferirsi a qualsiasi cosa, dalla modernizzazione IT (per esempio, il cloud computing), all'ottimizzazione digitale, all'invenzione di nuovi modelli di business digitali. Il termine è ampiamente usato nelle organizzazioni del settore pubblico per riferirsi a iniziative modeste come la messa in linea dei servizi o la modernizzazione dell'eredità".

(E ti fa guadagnare!)

 

Ma per comprendere la quarta rivoluzione industriale, è utile chiedersi: le altre tre quali sono state? Indaghiamo il passato!

a) La prima cosiddetta "big wave" è associata alla macchina a vapore, inventata dall'ingegnere militare inglese capitano Thomas Savery, nel 1698: macchina che converte il vapore dell'acqua bollente in energia meccanica.

 

Alla suo origine, era stata sviluppata per estrarre l'acqua dalle miniere allagate nell'industria mineraria, ma il motore a vapore ha presto guidato innovazioni tecnologiche anche in altri settori industriali. Infatti, Le macchine a vapore furono usate per alimentare i telai meccanizzati nell'industria tessile britannica, per esempio, dove aumentarono la produttività di otto volte rispetto ai semplici filatoi.

 

Ma l'applicazione delle macchine a vapore non era solo limitata all'industria mineraria e tessile. Rivoluzionò anche l'industria dei trasporti con l'arrivo delle navi a vapore e delle locomotive a vapore circa 100 anni dopo. Entrambe le innovazioni portarono ulteriori massicci cambiamenti! Da quel momento in poi gli esseri umani e le merci potevano spostarsi per grandi distanze in tempi ridotti.

 

Questo periodo, tra il 1760 e il 1840, viene chiamato rivoluzione industriale o industria 1.0.

 

L'adozione del vapore e dell'acqua nell'industria manifatturiera e dei trasporti ebbe così profondi impatti sulle aziende consolidate e favorì anche lo sfruttamento di nuove attività, poiché la creatività umana non era più limitata alla pura forza muscolare. Ma la rivoluzione industriale ebbe anche importanti impatti sulla società, attraverso la creazione di nuovi lavori e occupazioni, come la manutenzione meccanica e gli ingegneri della qualità nel settore manifatturiero, e la sostituzione del lavoro manuale con processi automatizzati. Di conseguenza, questa prima ondata di adozione della tecnologia aumentò il livello di vita e rese l'Europa nel suo complesso meno dipendente dall'agricoltura e più centrata sulla produzione di massa dei beni (di consumo) – con tutti i vantaggi e gli svantaggi annessi.

 

b) Nel XIX secolo, il lavoro pionieristico dei tre fisici André-Marie Ampère, Michael Faraday e James Clerk Maxwell divenne la base fondamentale per la successiva ondata di acquisizione tecnologica, che si riferisce alla scoperta dell'elettricità e viene chiamata rivoluzione tecnologica o industria 2.0.

 

L'elettricità si rivelò un modo molto conveniente per trasmettere grandi quantità di energia –  la capacità fisica di compiere lavoro – attraverso distanze molto grandi, con perdite minime per alimentare lampadine, macchine industriali pesanti e altri dispositivi elettrici. L’energia elettrica ispirò anche il pioniere dell'automobile Henry Ford a combinare l'elettricità con l'idea della produzione di massa, spingendolo a introdurre le catene di montaggio a telaio mobile nell'industria automobilistica, a partire dal suo stabilimento Ford di Highland Park nel 1913. Ha prodotto perciò un nuovo modello di organizzazione del lavoro.

 

Tradizionalmente, i veicoli erano stati assemblati in stazioni di lavoro fisse, con diversi operai che si avvicinavano ai veicoli per consegnare e assemblare i componenti richiesti. Nella catena di montaggio i veicoli si muovevano attraverso una serie di stazioni di lavoro sequenziali su un nastro trasportatore automatizzato con operai fissi che eseguivano compiti di assemblaggio altamente specializzati, ripetitivi e standardizzati. Con l'aiuto dell'ingegnere americano Frederick Taylor e dei suoi principi per un efficiente controllo del processo di lavoro, noto come Taylorismo, Henry Ford riuscì a ridurre il tempo di assemblaggio del suo leggendario Modello T - affettuosamente chiamato "Tin Lizzie" - di un fattore 10, un miglioramento che ridusse drasticamente i costi di produzione.

 

Per quanto riguarda la standardizzazione, Henry Ford una volta notò che "ogni cliente può avere un'auto dipinta del colore che vuole, purché sia nero".

 

Le catene di montaggio alimentate elettricamente aumentarono presto la produttività in quasi tutte le industrie, riducendo drasticamente i costi di produzione e gli sforzi fisici dei lavoratori. Non c'è bisogno di dire che sia l'elettricità che l'introduzione delle catene di montaggio tra il 1840 e il 1970 ebbero un grande impatto sulla società, poiché crearono numerosi nuovi lavori e occupazioni nel settore manifatturiero e ne resero altri obsoleti.

 

c) Fondamentale per comprendere l'oggi è la terza ondata di acquisizione tecnologica: la rivoluzione cyber, o industria 3.0.

A partire dagli anni '70, le aziende hanno iniziato ad automatizzare la produzione industriale con controlli programmabili in memoria. Praticamente gli antenati dei personal computer! Utilizzando tali controlli computerizzati, erano in grado di automatizzare parzialmente i loro processi di produzione senza alcuna assistenza umana.

 

La base tecnologica di questa tecnologia risale al 1947 e alla scoperta del transistor, da parte dei tre fisici americani e poi premi Nobel John Bardeen, William Shockley e Walter Brattain nei famosi Bell Laboratories nel New Jersey, America.

Questo piccolo e minuscolo interruttore elettrico, che studieremo più in dettaglio in seguito, divenne presto l'elemento base dei personal computer e praticamente di ogni dispositivo elettronico che impiega microchip per controllare i processi produttivi elaborando informazioni digitali.

 

Il primo prodotto commerciale di IBM basato sulla tecnologia dei transistor fu il sistema IBM 608, una calcolatrice contabile delle dimensioni di un armadio con più di 3.000 transistor in totale. Per confronto, i computer e i dispositivi elettronici che usiamo oggi sono molto più potenti e versatili nelle loro applicazioni e possono avere diversi miliardi di transistor in un microchip.


Non è tutto qui, questa era solo un supporto storico-linguistico, a breve amplieremo la trattazione!

 

Foto copertina: www.tryeting.jp


di Giancarlo Martino

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