I riders: non chiamateli semplicemente lavoratori autonomi

Abbiamo sentito Alessandro, rider a Bologna, per capirne di più dalla viva voce di uno dei lavoratori, che da qualche anno scorrazzano per le città piccole e grandi, dal Sud al Nord Italia, in lungo e in largo, per consegnare a domicilio cibarie e articoli più svariati. Non è l’autonomia a contraddistinguerli. Anzi, di autonomo, nemmeno poi tanto, per i riders c’è solo l’algoritmo delle piattaforme per cui lavorano, Deliveroo, Glovo, Uber Eats, Just Eat le più grandi.


In Italia si contano circa 60 mila riders, soprattutto giovani e giovanissimi, spesso stranieri e immigrati, con nessun altro reddito. Vengono inquadrati come lavoratori autonomi, anche se soggetti a turni e valutati attraverso l’uso di un algoritmo (sconosciuto ai più). Infatti, sono molte le società che utilizzano contratti alternativi, anziché subordinati, come collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.) o di lavoro a progetto (co.co.pro.).


La valutazione del loro lavoro si avvicina molto a quella di un oggetto acquistato online, con delle stelline da ristoratori ed utenti. Ad ogni rider, infatti, è legato un punteggio per affidabilità e qualità, desumibili dalle recensioni sul lavoro svolto. Inchieste ed interviste hanno rivelato come questi ciclo-fattorini percepiscano la loro condizione lavorativa, quale forma di neoschiavismo, non essendo riconosciuti come lavoratori dipendenti, con una paga che non gli riconosce una dignità propria. Parliamo di una base di partenza da 2 euro a consegna, senza copertura assicurativa e la manutenzione dei mezzi a loro carico.


Per fortuna, però, da marzo pare qualcosa debba cambiare. Un'indagine della Procura di Milano ha comminato ammende per 733 milioni di euro a società di food delivery per la violazione di norme sulla salute e sulla sicurezza. Nello specifico, a Uber Eats, Glovo-Foodinho, JustEat e Deliveroo sono stati notificati verbali, secondo i quali i lavoratori in tutta l’Italia dovranno essere assunti dalle aziende come “lavoratori coordinati e continuativi”, in massimo 90 giorni. Questo, dopo che per anni si è lasciata la regolamentazione del fenomeno nelle mani del libero mercato. Ciò ha significato una gestione dei rapporti di dipendenza tra le multinazionali del food delivery e i riders, a tutto vantaggio delle prime, che si sono così imposte senza nessun tipo di limitazione. Rappresentano l’emblema – con categorie come bracciati, edili, badanti e operai di basso livello – di una parte del diritto del lavoro caratterizzato dal profitto delle piattaforme e dalla ricattabilità dei lavoratori.


Intanto, dopo il pronunciamento della Procura di Milano, da marzo, almeno “Just Eat” ha promesso l’avvio delle assunzioni dei riders, a partire da quelli operanti nella Lombardia, con contratti di lavoro subordinato. Un inquadramento che utilizzerà il modello Scoober: full time, part-time e a chiamata. Rispetto alla retribuzione, l’azienda britannica, riconoscerà un trattamento in linea con le previste tabelle del CCNL per profili simili, garantendo così una paga oraria di circa 9 Euro, mediamente. Nei fatti, la base di pagamento sarà di 7,50 Euro l’ora, slegata dalle consegne effettuate, alla quale si aggiungerà un sistema di bonus dipendente dal numero di consegne.


L’aspetto più importante deve essere, però, quello della sicurezza nell’attività lavorativa, perché non si ripetano i già tanti casi di incidenti, con infortuni e morti. Almeno 30 i sinistri nel biennio 2018-2019, con 7 lavoratori che hanno perso la vita e 21 rimasti lesi, 6 in prognosi riservata. I dati, purtroppo, sono parziali e di non semplice rinvenimento, visto l’inserimento della copertura INAIL obbligatoria partita solo dal gennaio 2020. Ma le cronache, ci riportano in questo 2021, già un decesso per un rider di 47 anni, falciato mentre attraversava la strada per effettuare una consegna.


L’adattamento del sistema in generale e quello del lavoro nello specifico è spesso troppo lento e in ritardo rispetto alle nuove mansioni e alle nuove attività lavorative. Anche in questo caso, è giunta a pronunciarsi sulla questione prima la magistratura del parlamentare, che sicuramente si è servito e si serve dei riders. Dai sindacati al legislatore serve maggior impegno e maggiore attenzione, perché non è concepibile tali aree “oscure” di vuoto strutturale, nelle quali le multinazionali dedite solo al profitto hanno fatto da padrone e continueranno ad esercitare il loro potere contrattuale con il ricatto dei posti di lavoro. Si può e si deve lavorare, ma con una dignità riconosciuta e una sicurezza garantita.


rider s. m. e f. Fattorino che si sposta a bordo di una bicicletta equipaggiata per la consegna a domicilio degli articoli acquistati dai clienti; ciclofattorino. [treccani.it]


fonti: osservatoriodiritti.it, agi.it, inail.it.

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