Quale onorabilità per il Quirinale? – terza parte

È iniziata in queste ore la prima votazione per il quattordicesimo Presidente della Repubblica italiana, presso Montecitorio. Se nella scorsa puntata al centro dell’analisi vi erano le donne quirinabili e inserite in una “fantomatica” lista dai cronisti italiani, in questo scritto vedremo invece gli uomini di quella lista.


Lo diciamo subito, l’elezione del successore di Sergio Mattarella al Quirinale pare ancora una strada irta e impervia, lunga e travagliata, per i partiti e non solo. Ad oggi, verosimilmente, il nome più vicino ai numeri necessari per essere eletti dovrebbe essere la Signora Scheda Bianca. Questo non-voto, in altre parole, dovrebbe essere riproposto anche nelle giornate di domani e dopodomani, vale a dire in tutte e tre le prime votazioni, quando per essere eletti serve una maggioranza di almeno i due terzi dei Grandi Elettori.


Proprio perché nulla è ancora detto, nessuno dei listati come Presidente della Repubblica può dirsi escluso, tranne probabilmente Silvio Berlusconi che si è tirato indietro, vi proponiamo una breve analisi di quei sette uomini: Silvio Berlusconi, Mario Draghi, Marcello Pera, Franco Frattini, Paolo Gentiloni, Giuliano Amato e Pierferdinando Casini.


Dell’ex-Presidente del Milan ne abbiam parlato abbastanza, per cui andiamo oltre. Iniziamo da Marcello Pera: ragioniere, filosofo e accademico, fino al 1994 opera tra le file del Partito Socialista Italiana, nello stesso anno passa nel neonato Forza Italia di Berlusconi, e da allora milita nel centro-destra. Eletto nel 2001 in Parlamento proprio con Silvio, ha ricoperto per l’intera legislatura la presidenza del Senato, del quale è stato membro complessivamente dal 1996 al 2013. Dalla sua iscrizione a Forza Italia ha temperato le sue posizioni sulla giustizia, divenendo garantista e critico dei pool di Mani Pulite (Milano e Palermo), che definì “golpisti”. Inoltre, polemizzò poi coi giudici milanesi per una vicenda in cui era coinvolto Paolo Berlusconi, fratello di Silvio, nel caso Simec, accusato di corruzione, per cui è stato poi assolto. Vediamo ora Franco Frattini: politico e magistrato italiano, socialista prima e forzista poi, dal 2013 è un indipendente, è stato per due volte Ministro degli Esteri nei Governi di Berlusconi, ex Commissario europeo, dal dicembre 2021 è Presidente aggiunto del Consiglio di Stato e dal 2012 Presidente della SIOI - Società italiana per l'organizzazione internazionale. Durante la sua presenza alla Farnesina, l’Italia appoggiò l’invasione dell’Iraq da parte degli Stati Uniti, che quell’intervento lo vollero e che Frattini definì “legittimo”. Lo stesso Frattini autorizzò l’invio di un contingente militare durante l’occupazione statunitense e che definì, questa volta, “intervento di emergenza umanitaria”. Sebbene quella mossa, si è saputo successivamente, non fosse totalmente condivisa con Berlusconi, la sua stessa maggioranza votò unanime. Nei mesi e negli anni post-Torri gemelle la volontà era quella di trovare gli armamenti atomici di Iraq, Afghanistan e Stati limitrofi, mai trovati, oltre a vendicare l’attacco terroristico dell’11 settembre 2001 e prendere posizione nel Medio Oriente. Proprio quelle guerre e i molteplici errori hanno poi portato al terrorismo degli ultimi anni e alla formazione dell’Isis!


Tanto, poi, vi sarebbe da scrivere su Paolo Gentiloni, data la lunga carriera politica: comunista fino alla caduta del Muro di Berlino, si è sempre più avvicinato alle formazioni “democratiche”, del quale ha fondato La Margherita, di ispirazione centrista, una delle due parti che hanno dato vita al Partito Democratico (iscritto dal 2007). Scienziato politico e giornalista, ha occupato sia ministeri (Comunicazione ed Esteri) sia la Presidenza del Consiglio dei Ministri (per due anni, dopo Renzi e prima di Conte) è oggi Commissario europeo per gli affari economici. Durante la permanenza a Palazzo Chigi, si ebbe una stretta sull’immigrazione e la sicurezza pubblica, causata dai Decreti Minniti, l’allora Ministro degli Interni, con nuove regole e regolamenti, per prevenire la migrazione dal Mediterraneo. Evidentemente, basti leggere le cronache degli ultimi anni, gli accordi con i capi degli Stati del Mediterraneo meridionale hanno soprattutto prodotto maggiori violenze su chi fugge da povertà e guerre, minori salvataggi, più morti e campi di detenzione illegale a dir poco disumani. Anche di più ci sarebbe da dire su Giuliano Amato: politico, giurista e accademico italiano, è stato per due volte presidente del Consiglio dei ministri, per due volte Ministro del Tesoro, ministro per le riforme istituzionali, è ore vicepresidente della Corte costituzionale e giudice costituzionale dal settembre 2013. Di Amato si ricorda soprattutto il cosiddetto “prelievo forzoso”, operato con un decreto-legge emanato, del luglio 1992: il 6 per mille dei depositi bancari italiani per salvaguardare la lira italiana. Nell’autunno dello stesso anno, in più, varò una manovra finanziaria "lacrime e sangue", con tagli di spesa e incrementi delle imposte, per frenare l’ascesa del deficit pubblico, oltre alla prima riforma delle pensioni. In occasione del Giubileo del 2000, da Presidente del Consiglio, Amato si rammaricò della sua impossibilità di impedire il corteo del Gay Pride, ritenuto inopportuno in concomitanza delle celebrazioni cristiane.  


Nella lista dei papabili alla Presidenza della Repubblica italiana vi è poi un nome che è apparso tra gli iscritti e i candidati di partiti e coalizioni che coprono tutto l’arco parlamentare, da destra a sinistra. Infatti, Pierferdinando Casini, democristiano dalla nascita si è mosso con la Democrazia Cristiana e l’Unione dei Democratici di Centro (UDC) tra alleanza di centro-destra e centro-sinistra, approdando sino al Partito Democratico negli ultimi anni. Parlamentare dal 1983, per 38 anni consecutivi, pur non avendo mai fatto il ministro, è stato membro e presidente di importanti commissioni: Stragi, Giustizia, Trasporti, Attività produttive, Affari Esteri e Inchiesta sulle banche. Da fervente cattolico si è sempre opposto al matrimonio omosessuale, tanto da ritenerlo incivile, e alle adozioni civili, considerate contrarie ai diritti dei bambini ed egoiste sopraffazioni delle coppie omosessuali, una vera e propria violenza, regressive per la società. Da occidentalista, invece, è sempre stato favorevole all’introduzione di una maggiore flessibilità sul mercato del lavoro, coniugata a maggiori libertà di licenziamento per le imprese, seppur accompagnate da salario minimo ai lavoratori licenziati. Insomma, un cattolico liberista tout court.


Chiudiamo questa trattazione con l’attuale Presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Draghi: economista, accademico, banchiere, durante gli anni novanta è stato direttore generale del Ministero del Tesoro. Dopo un passaggio da Goldman Sachs, nel 2005 venne nominato Governatore della Banca d'Italia, divenendo prima membro e poi presidente del Forum per la stabilità finanziaria e del Consiglio Direttivo e del Consiglio Generale della Banca centrale europea; è stato membro del Consiglio di amministrazione della Banca dei regolamenti internazionali, direttore esecutivo per l'Italia della Banca Mondiale e nella Banca Asiatica di Sviluppo. Ad oggi, è anche membro del Gruppo dei Trenta – organizzazione internazionale di finanzieri e accademici che approfondisce questioni economiche e finanziarie, oltre che membro del World Economic Forum di Davos. Divenuto – dopo anni di corteggiamento – Presidente del Consiglio in Italia, Mario Draghi è stato nominato per guidare il Bel Paese nell’emergenza pandemica e nella gestione del Pnrr – Piano nazionale di ripresa e resilienza. Draghi è sicuramente personalità italiana di spicco, stimato e riconosciuto in tutto il Globo, e proprio per questo è rappresentate di quella elité finanziaria che ha portato nazioni e popolazioni ad una maggiore povertà, indiscutibile risultato del capitalismo e della globalizzazione.


Tutti i nomi riportati e trattati hanno più o meno possibilità di seguire Mattarella al Quirinale, ma al momento le forze parlamentari non trovano una quadra. Come avrete potuto leggere, le personalità hanno ben poco di progressista, con posizioni anche radicali, di cui pure non tutti hanno contezza o memoria. La “partita” del Quirinale pare esser più difficile del previsto, date le ultime mosse e dichiarazioni, che allontanano dalla soluzione più semplice, ovvero l’elezione di Draghi. Proprio la possibilità di un trasferimento di Draghi al Quirinale e di una prosecuzione del Governo “dei migliori” potrebbe giocarsi il tutto e la soluzione del rebus.


In una settimana dovremmo avere il nuovo Presidente della Repubblica, c’è da sperare che la politica non perda nuovamente la faccia, lasciandosi andare a giochi di parte e bandierine, che pure non sarebbe una novità.

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